Carlo Carlini, il "Maestro delle Api": la mostra al DISTAL racconta il padre dell'apicoltura moderna italiana

Carlo Carlini, il "Maestro delle Api": la mostra al DISTAL racconta il padre dell'apicoltura moderna italiana

Alla Biblioteca di Agraria "Goidanich" un percorso tra libri, arnie e saperi apistici. Il nipote Sergio Carlini ne ha ripercorso la vita in occasione dell'inaugurazione

Pubblicato: 01 settembre 2026 | Incontri e iniziative

Dal 20 maggio al 23 giugno 2026 la Biblioteca di Agraria “Gabriele Goidanich” dell’Università di Bologna ha ospitato la mostra “Il mondo delle api e dell’apicoltura”. Organizzata in collaborazione tra la Biblioteca e l’area di Entomologia del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL), la mostra ha accompagnato i visitatori in un viaggio alla scoperta dell’universo delle api e dell’apicoltura, offrendo l’occasione di approfondire sia i saperi della tradizione sia i temi e le sfide della ricerca scientifica contemporanea.

L’inaugurazione si è svolta il 20 maggio 2026, in occasione della Giornata Mondiale delle Api, e ha visto la partecipazione di circa cento visitatori. Il programma ha compreso anche una visita all’apiario del DISTAL e una degustazione di mieli e altri prodotti dell’alveare. Numerosi sono stati i visitatori anche nelle settimane successive: scolaresche, futuri studenti (in occasione della giornata di orientamento “Un giorno all’Università” del 9 giugno 2026) e singoli visitatori interessati ad approfondire il mondo delle api e dell’apicoltura.Tra i punti centrali del percorso espositivo figuravano il volume “Apicoltura pratica italiana” di Carlo Carlini, opera che ha segnato la storia dell’apicoltura nel nostro Paese, e l’arnia Italica-Carlini, da lui ideata. Proprio in occasione dell’inaugurazione, la figura di Carlo Carlini (1875-1963) è stata presentata al pubblico dal nipote Sergio Carlini, che ne ha ripercorso la vicenda umana e professionale. Ne è emerso il ritratto di una personalità di grande interesse, capace di lasciare un segno significativo nella storia dell’apicoltura italiana.

Nella pagina web della Biblioteca di Agraria “Gabriele Goidanich”, ulteriori informazioni sui contenuti ed i materiali della mostra: Mostra "Il mondo delle api e dell'apicoltura" — Biblioteca di Agraria "Gabriele Goidanich".

Di seguito proponiamo il testo dell’intervento di Sergio Carlini, che ripercorre la figura e l’opera del nonno, figura di riferimento nel mondo dell’apicoltura e non solo.

SERGIO CARLINI

Carlo Carlini “MAESTRO DELLE API”

(Santarcangelo di Romagna 1875-1963)

Apis natura mira laudatur
“L’ape è lodata per la sua natura meravigliosa”
(Ulisse Aldrovandi, De animalibus insectis libri septem, 1602)

Buon pomeriggio a tutti! Desidero ringraziare la Prof.ssa Maria Luisa Dindo, la Prof.ssa Chiara Cevoli, tutto il personale del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, in collaborazione con la Biblioteca di Agraria “Gabriele Goidanich” che hanno organizzato questa interessante mostra di libri relativi al mondo delle Api e dell’Apicoltura”.

Sappiamo tutti che le api stanno attraversando un periodo molto critico, grazie a nuovi insetti sopraggiunti da lontani paesi che le divorano, all’uso smodato di certe sostanze chimiche utilizzate soprattutto nell’agricoltura intensiva; da anni si conoscono le cause di questa morìa, ma obiettivamente si continuano a rimandare provvedimenti drastici, ma necessari per la loro sopravvivenza. L’Europa stessa ha rinviato di qualche anno l’utilizzo di certi pesticidi dannosi per le api, ma di grande profitto per quelle multinazionali che alla fine, purtroppo, “governano” il mondo. Molti interventi a favore dell’Apicoltura arrivano dal mondo scientifico, da varie associazioni di categoria, fin dai privati, con singole e lodevoli iniziative, ma non da chi, con la propria autorità, potrebbe porre fine finalmente ad uno sterminio senza precedenti.

Oggi però siamo in casa di chi questi problemi li conosce a fondo, li studia e fa la sua parte in difesa delle api e dell’apicoltura.

Ma veniamo a Carlo Carlini “Maestro delle Api”: denominazione nata dal grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, prima suo allievo alle Scuole Elementari e poi, amico da adulto.

Carlo Carlini nacque a Santarcangelo di Romagna nel 1875 da famiglia benestante e fortemente repubblicana. Si diplomò alle Scuole Magistrali di Forlimpopoli, insegnò ad intere generazioni non solo a scrivere, leggere e far di conto, ma ad amare la natura ed il prossimo. Istituì i “Corsi di Cultura Popolare” per adulti in un’epoca in cui l’analfabetismo era dilagante; divenne Direttore Didattico durante la prima guerra mondiale.

Non sappiamo chi lo introdusse nel mondo dell’apicoltura, certo è che questa attività gli entrò nel sangue e quando morì a 88 anni nel 1963 aveva ancora, nel giardino pensile della sua casa in Via dei Nobili a Santarcangelo, otto arnie che erano state posizionate attorno al 1915 per far comprendere alla cittadinanza che si poteva convivere con migliaia di api in un centro abitato senza alcun pericolo.

L’affascinante mondo delle api non fu per il Carlini una semplice passione, ma un vero e fedele amore a cui dedicò molto del suo poco tempo libero. L’ape, come si sa, è innocua, non arreca danni di sorta, non invade le case, non molesta nessuno; vive nelle proprie arnie e si difende soltanto se offesa, se in reale pericolo. E’ notorio che favorisce la fecondazione dei frutti trasportando il polline da una pianta all’altra. L’ape non sta un momento in ozio; ognuna ha il proprio compito nell’ambito dell’alveare e vengono fin effettuate delle rotazioni nei vari lavori.

La divisione del lavoro costituisce forse la caratteristica più affascinante della breve vita delle api.

Tutto ciò evidentemente aveva attratto la brillante mente del Nonno che spesso si chiese “se codesti imenotteri agissero per semplice istinto naturale o non fossero dotati d’intelligenza tanto è perfetta l’organizzazione” all’interno di un alveare.

Certamente fu un produttore di ottimo miele, ma soprattutto si applicò a studiare la vita delle api per poi giungere a teorizzare il suo ambizioso progetto di diffondere in Italia un’apicoltura razionale, cercando di far accettare al mondo apistico l’unificazione dei numerosi modelli esistenti di arnie e telaini, proponendo delle precise misure, grazie alle quali l’ape avrebbe condotto una vita migliore e si sarebbe ottenuta una maggior produzione di miele.

La proposta sembrava semplice, ma fu invece una battaglia dura ed aspra, durata alcuni decenni, durante i quali, con grande impegno, il Nonno ostinatamente continuò a divulgare il suo progetto, con articoli su riviste, con interventi a Congressi, pubblicando opuscoli e libri.

Il progetto venne illustrato per la prima volta a Ravenna nel 1904 e solamente al Congresso Nazionale degli Apicoltori del 1932 a Brescia venne approvata la mozione con la quale l’arnia, con le misure stabilite dal Nonno, sarebbe divenuta l’”Arnia Italica Carlini”. Ancora oggi in Italia le arnie utilizzate dagli apicoltori hanno, nella stragrande maggioranza, le misure da lui dettate.

Gli studi sull’arnia ebbero una vasta eco a livello nazionale ed internazionale tanto che ancora oggi Carlo Carlini viene ricordato dagli addetti ai lavori come uno dei padri dell’apicoltura moderna.

Diede un prezioso, sostanziale contributo alla preparazione della legge a tutela dell’apicoltura, legge che, dopo anni di attesa, finalmente nel 1925 venne promulgata. Ideò le “Giornate del Miele” per diffonderne la conoscenza ed anche il suo consumo.

Si occupò di apicoltura nomade, con uno studio prezioso circa la particolare diffusione in Romagna, dove era praticata come in nessun’altra regione d’Italia. Propugnò particolari norme legislative affinché potesse maggiormente svilupparsi.

Con altri apicoltori, cercò instancabilmente di diffondere il più possibile la conoscenza sulle api, sulle proprietà del miele e della pappa reale, lavorando senza sosta, tanto che tutti loro vennero soprannominati gli “Apostoli”.

Ma cerchiamo di fare un quadro più preciso del Carlini nelle sue molteplici attività: il Nonno fu, assieme ad altri personaggi illuminati e progressisti, tra i promotori, nei primi anni del ‘900, delle “Feste degli Alberi” con l’impegno di proteggere la natura, imparare ad amarla, a rispettarla, a rimboschire le colline ed i terreni non lavorati.

Essendo stato per anni campione italiano di tiro a segno con la pistola, riuscì a far costruire nel 1910, con enormi difficoltà sia economiche che burocratiche, il “Campo di Tiro a Segno e per l’Educazione Fisica”, tuttora esistente a Santarcangelo, con l’intento di avvicinarsi

all’ideale mazziniano di abolire gli eserciti per ottenere dei cittadini capaci di difendere la patria. Inoltre venne costruita una palestra all’aperto che avrebbe permesso ai giovani di fare ginnastica, giocare, correre e saltare liberi, alla luce e al sole. Ricordiamoci che in quegli anni le case erano malsane, la miseria imperava, l’alimentazione era molto carente con la conseguenza che il tutto favoriva l’insorgere di gravi malattie; il Nonno scriveva: “E’ risaputo che l’esercizio fisico non rafforza solo i muscoli, ma anche l’intelligenza …”.

Nel 1900, mise a disposizione gratuitamente, per tre anni un appezzamento di terreno di sua proprietà, definito “Campicello Scolastico”, ove teneva lezioni pratiche di Agraria e Apicoltura ai giovani, ma soprattutto agli adulti. La sua azione fu ovviamente molto criticata da una società conservatrice come quella di quegli anni. Ma lui continuò ad incoraggiare l’istruzione popolare che assieme alla libertà avrebbe favorito –secondo i principi mazziniani- la giustizia sociale e l’emancipazione del popolo.

Progettò fin un “Banco di Scuola” –approvato dal Ministero- con sedili mobili, per una postura più corretta degli scolari, in base alla loro età ed altezza.

Sempre nel 1910, venne inaugurato, grazie a lui e ad altri personaggi progressisti, pur tra mille difficoltà soprattutto economiche, il “Giardino d’Infanzia” che avrebbe accolto e custodito i bimbi d’età inferiore ai sei anni. Per quegli anni era un fatto rivoluzionario: le famiglie più povere e più bisognose o costrette ad assentarsi da casa per motivi di lavoro, potevano gratuitamente appoggiare i loro bambini piccoli in queste strutture che non erano da considerare degli istituti caritativi, bensì istituti educativi e prescolastici.

Si adoperò, con altri filantropi, alla nascita della “Refezione Scolastica” per garantire ai bambini un piatto caldo che “sarebbe servito a nutrire lo stomaco per nutrire il cervello”.

Istituì il “Patronato Scolastico” per le famiglie meno abbienti.

Tutte iniziative realizzate anni prima che i Governi se ne occupassero con leggi appropriate.

Fu un uomo che tanto diede alla Società civile dell’epoca, sempre con grande modestia, rigore morale e volontà di poter dare un aiuto concreto alle classi sociali più deboli, in nome di quella fratellanza universale e di quella giustizia sociale che sono la base dei principi mazziniani e che furono sempre presenti durante tutta la sua lunga vita, anche nei periodi più bui, come durante il Fascismo. Infatti diresse per 25 anni la Società Operaia di Mutuo Soccorso anche quando il Fascismo ne ordinò la chiusura.

Fu un uomo mai al passo coi tempi, ma anticipatore dei tempi, un uomo dai mille interessi ed impegni, un uomo schivo e modesto che, pur avendo frequentato nel 1909 un Corso di Perfezionamento in Pedagogia all’Università di Bologna, della durata di tre anni, si faceva chiamare semplicemente Maestro e non Professore, e che nascose anche ai figli la sua laurea, un uomo che rifiutò per ben tre volte la nomina a Cavaliere da Casa Savoia, in quanto come repubblicano non teneva a tale carica. Un uomo che, a distanza di più di 150 anni dalla sua nascita, ha molte cose ancora da insegnare ai giovani che tanto amava, ma anche agli adulti che stanno vivendo in una società oramai priva di quei valori che furono invece le fondamenta prima dell’Italia liberale e successivamente dell’Italia Repubblicana.