Il giardino zoologico tra immaginario, scienza e tutela della biodiversità

Il giardino zoologico tra immaginario, scienza e tutela della biodiversità

Il rapporto tra esseri umani e natura, letto in una dimensione storica, scientifica e contemporanea, al centro dell'incontro organizzato da AdDU, l'Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna

Pubblicato: 26 gennaio 2026 | Incontri e iniziative

 La lunga storia del rapporto tra esseri umani e natura, letto in una dimensione storica, scientifica e contemporanea, è stata al centro dell’incontro intitolato  Il Giardino Zoologico a tutela della Biodiversità, che si è svolto il 22 gennaio 2026 presso la Sala Ulisse dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna. Organizzato dall’AdDU – Associazione delle Docenti Universitarie - in collaborazione con l’Accademia delle Scienze,ha visto gli interventi dei Proff. Giuseppe Olmi, Walter Tega e della Dr. Caterina Spiezio, preceduti dai saluti istituzionali di Giuseppina La Face, presidente dell’AdDU, e di Paola Monari, socia AdDU, per l’Accademia delle Scienze, con introduzione delle proponenti Maria Luisa Dindo e Paola Mattarelli. 

 

Ad aprire il ciclo di interventi è stato il Prof. Olmi, che ha guidato il pubblico in un affascinante viaggio alle origini moderne dello sguardo sulla natura. Con una lezione rigorosa e al tempo stesso brillante, ha ricostruito le prime forme di percezione e rappresentazione del mondo naturale tra Rinascimento ed età moderna, quando il confine tra meraviglia, collezionismo e conoscenza scientifica era ancora profondamente poroso.

Figure come quella di Ulisse Aldrovandi sono state evocate come emblemi di una stagione in cui l’osservazione diretta della natura si intrecciava con l’immaginazione e con il desiderio di catalogare il mondo nella sua straordinaria varietà. Il Prof. Olmi ha ricordato come le corti europee – dai Medici a sovrani come Manuele I del Portogallo – abbiano svolto un ruolo cruciale nella costruzione di questo immaginario, ospitando animali esotici come segni di potere, curiosità e apertura verso l’ignoto. Emblematico, in questo senso, l’episodio del rinoceronte giunto a Lisbona nel XVI secolo, divenuto icona di un’epoca in cui natura, politica e rappresentazione simbolica erano indissolubilmente legate.

 

L’intervento ha mostrato come le prime collezioni naturalistiche e i “giardini delle meraviglie” abbiano costituito un passaggio fondamentale verso la nascita delle scienze naturali, pur restando intrisi di fascinazione immaginifica e narrativa.

 

Il discorso si è poi spostato sul presente con l’intervento del prof. Tega, che ha affrontato il tema dell’evoluzione dei parchi e degli spazi verdi nella città contemporanea. Il Prof. emerito ha proposto una riflessione critica sul mutamento di significato del “verde” urbano: da elemento ornamentale e ricreativo a spazio ecologico complesso, attraversato da nuove forme di convivenza – e conflitto – tra umani e fauna selvatica.

La presenza crescente di animali nei contesti urbani, favorita anche dalle politiche di rinaturalizzazione e dalla frammentazione degli habitat, solleva interrogativi profondi sul modo in cui le città sono progettate e governate. Il verde, ha sottolineato il Prof. Tega, non è più uno sfondo neutro, ma un attore ecologico che porta con sé dinamiche impreviste, talvolta problematiche, che richiedono nuove competenze, nuove narrazioni e una rinnovata responsabilità collettiva.

 

A completare il quadro, l’intervento della Dr. Caterina Spiezio, che ha portato l’attenzione sul piano operativo e contemporaneo della tutela della biodiversità, offrendo al pubblico una testimonianza diretta delle trasformazioni che hanno interessato il ruolo dei parchi zoologici e dei centri di conservazione negli ultimi decenni. Attraverso una serie di video scientificamente documentati ma fortemente coinvolgenti, la Dr. Spiezio ha mostrato come gli animali ospitati nei centri di conservazione ex situ manifestino comportamenti complessi, adattivi e relazionali, smentendo l’idea di una fauna “passiva” o decontestualizzata. I filmati hanno restituito l’immagine di animali inseriti in ambienti progettati per stimolare competenze cognitive, sociali ed ecologiche, a conferma del fatto che la conservazione moderna non riguarda solo la sopravvivenza delle specie, ma anche il mantenimento di comportamenti funzionali e di benessere animale.

 

In questo quadro si inserisce l’esperienza di Openature-Natura Viva, presentato come esempio emblematico di passaggio dallo zoo tradizionale a centro di ricerca, educazione e cooperazione internazionale per la conservazione della biodiversità, in linea con i principi affermatisi dopo la Convenzione sulla Biodiversità del 1992. La conservazione ex situ, ha sottolineato la Dr. Spiezio, non è alternativa a quella in situ, ma ne rappresenta un supporto strategico, soprattutto per specie minacciate da traffici illegali, perdita di habitat e frammentazione ecologica.

 

Particolarmente significativo è stato il racconto del progetto Seychelles, nato nel 2016 in modo quasi fortuito a seguito del furto di piccole testuggini terrestri, episodio che ha fatto emergere la vulnerabilità di alcune specie simbolo dell’arcipelago. Da quell’evento è scaturita una collaborazione scientifica fondata sull’applicazione di nano microchip per il monitoraggio anche di giovani individui, strumento che ha consentito non solo il contrasto al bracconaggio, ma anche l’avvio di una più ampia attività di ricerca sul comportamento, la riproduzione e la conservazione delle testuggini.

Da questo primo intervento tecnico è nato un rapporto stabile di fiducia e collaborazione tra le istituzioni locali delle Seychelles e il mondo accademico europeo, in particolare con l’Università di Bologna. Il progetto ha trovato inizialmente spazio all’interno di un percorso di dottorato, che ha permesso di strutturare la ricerca sul campo e di formare competenze locali, ponendo le basi per un dialogo duraturo tra conservazione, formazione e sviluppo.

 

È proprio da questa traiettoria – dalla conservazione delle testuggini alla cooperazione scientifica, dalla ricerca dottorale alla progettazione formativa – che si è progressivamente delineato il progetto GreenTraINT (Green Training INTernational Program), finanziato nell’ambito di Erasmus+ Capacity Building. La Dr. Spiezio ha evidenziato come GreenTraINT rappresenti l’esito maturo di un percorso che unisce ricerca scientifica, tutela della biodiversità, formazione universitaria e sviluppo locale, dimostrando che per “aiutare davvero la natura” è necessario lavorare in rete con enti capaci di fornire non solo competenze scientifiche, ma anche supporto economico, istituzionale e progettuale.

 

In questo senso, l’intervento ha mostrato come i centri di conservazione possano diventare snodi generativi di conoscenza, relazioni e politiche educative, capaci di collegare la dimensione biologica a quella sociale e formativa. Il caso Seychelles–GreenTraINT è stato così presentato non come un’eccezione, ma come un modello replicabile di cooperazione internazionale, in cui la conservazione della biodiversità diventa motore di educazione, ricerca e capacity building.